Amo i Ragazzi! Storia Gay

Amo i Ragazzi! Storia Gay

Storie e Racconti Erotici per Adulti 0 2284

Amo i Ragazzi! Storia GayMi chiamo Giorgio, ho 39 anni e un bel lavoro, che mi da soddisfazione. Vivo a Milano, dalle parti di piazzale Lotto, dove c’è la fermata dell’autobus, proprio li vicino. Non mi piacciono le ragazze, mi piacciono i ragazzi, quelli magri magri, depilati e soprattutto molto, molto effeminati. Gli uomini come me non mi hanno mai interessato. Sono alto 1 metro e 83, corporatura robusta e un animale di notevolissime dimensioni, di cui vado fierissimo. Il mio bestione è decisamente la parte migliore di me. Una mazza. Lunga e grossa.

La sveglia suona alle 8:30. Ma porca miseria! Oggi è Sabato e ieri ho dimenticato di disattivarla. ma va, va!. Spingo il bottone sul cipollone con una certa forza e mi rigiro, ma non riesco a dormire. La mattina, al solito, mi ritrovo il coso duro che sembra di ferro e questo non mi fa dormire. Decido di alzarmi e di uscire perchè stare a casa di sabato mi deprime.
La giornata è carina e invita all’ozio, così mi dirigo alla fenice, un locale molto carino dove vado spesso a colazione il Sabato mattina. Entro e mi siedo vicino alla vetrina, così posso guardare la strada e la gente che passa. Mi piace guardare la gente che passa.

All’improvviso, però, la mia attenzione è attratta da due ragazzi seduti ad un tavolo vicino al bancone, tutti e due molto carini, del tipo che piace a me, magri e chiaramente effeminati. Uno di loro, un moretto con una bellissima bocca da succhiatrice, mi guarda con una certa insistenza ed io non mi faccio certo pregare. Ricambio il suo sguardo con sfrontatezza , fino a quando prendo baracca e burattini, la mia tazzina del caffè, e mi dirigo, con l’aria di chi è sicuro di se stesso, verso i due amichetti, che, divertiti dal mio decisionismo, cominciano a ridere tra di loro. Sembrano due femminucce! Arrivo al tavolo.

“Ciao, tutto bene?”. La domanda più banale del mondo. Il ragazzo moretto, quello con cui mi ero insistentemente guardato, risponde subito: bene amore, e tu? Amore? Ma guarda tu il maialino! Bene! Gli rispondo al volo. La cosa mi eccita da morire, il decisionismo è sempre stata una mia caratteristica importante e mi piacciono gli uomini decisi. Senza pensarci su gli dico: Andiamo? Heiiiiii, fa lui, sei un tipo convinto! dice divertito, e si gira a ridere con il suo amico. Andiamo? Gli ripeto. Si, dice lui. Un si che mi arrapa. Delicato, da femminuccia. “E dove andiamo”, mi chiede. “Nel bagno! Problemi?”. “No!, dice lui, andiamo!” Si alza e si avvia direttamente verso il bagno, con fare più deciso del mio. Gli guardo il sedere. Bello! Piccolo, alto e sodo, benissimo. Adesso mi rende felice l’idea di non aver disattivato la sveglia! Entriamo nel bagno, prima lui e poi io.

Chiudo con il gancetto e gli sbatto subito la mano sul sedere, proprio in mezzo alle chiappe. Bellissimo!. Contemporaneamente gli infilo la lingua in bocca e lo stringo a me. Lui non sembra dispiaciuto del mio approccio un pò violento e troppo deciso, anzi, comincia subito a massaggiarmi l’affare da sopra il pantalone. La mano è sempre più in mezzo alle sue chiappette. Ho una voglia pazzesca di metterglielo in bocca, così mi sbottono il pantalone, mi abbasso lo slip, lo spingo in basso e glielo infilo nella boccuccia, che mi piace tanto, con fare sicuro. Lui se lo tira fuori e fa: “amore mio“, complimenti! A me non me ne frega niente dei suoi complimenti, voglio solo che me lo succhia e così glielo infilo di nuovo tra le labbra. Il maialino capisce l’antifona e comincia a succhiare, ogni tanto se lo tira fuori dalla bocca e lo lecca tutto, dal basso verso l’alto, poi lo alza e passa alle palle.

Niente da dire. Questo sa il fatto suo! Bene, bene. La boccuccia del tipo che me lo succhia mi sta facendo arrapare che sembro un criceto. Adesso lo voglio, ma non da dietro, lo voglio prendere davanti, a mo di femmina. “Togliti il pantalone”, gli ordino. Lui ubbidisce e fa per girarsi, ma io lo prendo e me lo metto a cavalcioni sul bastone desideroso di penetrarlo, davanti, faccia a faccia. E’ così che ti voglio prendere, amore mio! Lo alzo, pesa niente, e me lo infilo letteralmente sull’asta, che entra nel suo sedere senza tante difficoltà, nonostante le dimensioni. Bene, penso tra me e me. La situazione gli sta piacendo, lo vedo. Si dimena sul mio affare mentre io spingo che sembro un martello pneumatico. Lo tengo dai fianchi e spingo con decisione. Lui si aggrappa alle mie braccia, all’altezza dei bicipiti e lascia che me lo sbatta con foga da toro. Lo sfondo con colpi fortissimi e lui è sempre più nelle mie mani.

Mi abbraccia fortissimo e mi bacia, con dolcezza, poi, all’improvviso, viene. Il seme della femminuccia schizza sulla mia pancia, ma io, troppo preso dal mandarlo su e giù non me la prendo. La mia è una furia. Ormai sembra un pupazzetto tra le mie mani. Lo sbatacchio come voglio, mentre gli infilo la lingua in gola. Lo stringo all’altezza dei fianchi. Scivola nel suo sederino senza nessuna resistenza. Sento che sto per godere, ed infatti la bestia ha un ultimo sussulto, si irrigidisce, ed espelle il seme dentro la femminuccia. Lo inondo.

Ho fatto bene a non disattivare la sveglia!

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